Carmela Blandizzi

Carmela Blandizzi

E’ una pittrice d’istinto, Carmela Blandizzi. Nelle sue composizioni le suggestioni del sentimento, l’avventura emozionale sono alla base di una creatività che fa affidamento più sulla personale ispirazione che sulla accademicità di convenzionali principi.

Teodosio Martucci

blandizzi

Collettiva: Ardilio / Bruno / De Luca / Jurato / Sparacino / Napolitano / Lorefice

Collettiva: Ardilio / Bruno / De Luca / Jurato / Sparacino / Napolitano / Lorefice

Dal 21 al 31 Maggio 2023 si terrà una collettiva con le opere dei seguenti artisti:

Rosario Ardilio
Federico Bruno
Giuseppe De Luca
Giovanni Jurato
Armando Sparacino
Davide Napolitano
Sebastiano Lorefice

Vi aspettiamo presso i locali della nostra Galleria, in Via Vittorio Emanuele 41.L’inaugurazione si terrà Domenica 21 Maggio 2023 ore 19,oo.

Clicca qui per una anteprima delle opere

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Angelo Cassia e Stefano Valeri (da ARTECULTURA 2023)

Angelo Cassia e Stefano Valeri (da ARTECULTURA 2023)

E’ anche sotto il segno dell’arte la primavera di Portopalo di Capo Passero, punto di incrocio di due mari nel cuore di
questo Mediterraneo oggi tanto tormentato. In tale punto di convergenza geografica, è sorta di recente la Galleria L’Isola di Portopalo per iniziativa di sensibili e riconosciute personalità del territorio: l’Avv. Nino Campisi, il Signor Corrado
Quattrocchi , l’operatore culturale Gino Di Frenna ed il pittore Giovanni Jurato.
Dopo varie rassegne personali e mostre collettive, che hanno per così dire rappresentato un primo momento di confronto culturale, il 1 aprile è stata inaugurata la mostra di ANGELO CASSIA. Progetto espositivo lucidamente curato da Giovanni Jurato.

L’artista, nato a Siracusa nel 1931, ha lungamente affinato la sua preparazione tecnica e professionale, arricchendola anche con una lunga attività di docente di materie artistiche.
Nella sua ricerca espressiva si ha modo di notare la presenza di un vigoroso realismo, basato su una solida impostazione
compositiva nella quale l’elemento strutturale della pennellata scandisce l’articolazione plastica del dipinto.
Paesaggi, nature morte, composizioni a soggetto sacro sono i suoi temi prediletti. In essi il rigore della struttura non altera la sensibilità emozionale che le sue opere trasmettono, ma la trasfigura e la riporta su un piano di acuta disciplina pittorica. Le sue opere sono pertanto di chiara lettura percettiva, mentre il loro significato intimo
è naturalmente più recondito e in questo caso spetta alla sensibilità dell’osservatore PRIMAVERA in Arte a Portopalo

Con le mostre Personali di ANGELO CASSIA e STEFANO VALERI porsi in una specie di sinergia spirituale con l’artista. Una pittura, quella di Cassia, che non si lascia irretire da facili schemi decorativi.
Spunti di derivazione post-impressionista e macchiaiola sono solo la base tecnica per un’espressione che deve essere stimolo e viatico per una rappresentazione apertamente comunicativa, in sintonia con le aspirazioni, le contraddizioni dell’uomo contemporaneo. Se c’è racconto nei suoi dipinti esso non è per mero gusto narrativo, ma strumento per quella
coerente ricerca morale a cui anche l’arte può suggestivamente contribuire.

Nell’intensa pittura di STEFANO VALERI la configurazione simbolica che ne scaturisce è il risultato di un attento e sensibile filtro delle varie sensazioni, stimoli, associazioni istintuali che caratterizzano il nostro inconscio. Ma
occorre fare attenzione, i dipinti di Valeri non sono, a nostro avviso, neo-surrealisti, non illustrano o commentano un sogno, un ricordo, non diventano cioè letteratura. Lo dimostra eloquentemente questa personale dovuta alla fattiva collaborazione del pittore Davide Napolitano. Valeri lo spettro onirico, lo analizza,lo decodifica con i mezzi specifici del colore, della luce, del disegno. Un ‘analisi, la sua, che diventa tanto più suggestiva, quanto più l’immaginario rivendica i suoi diritti, che pur bisogna pagare e Valeri sa pagarli molto bene con un arma raffinata: una pittura che si fa misteriosamente meditazione. Nel suo ascolto della sensazione, ovunque essa proliferi o si annidi, Valeri le imprime il sigillo di una assoluta solidità non più plasticamente cezanniana, ma esistenziale. Pertanto la dimensione emotiva non si disperde ma si concentra in forme pittoriche pure, in archetipi della memoria, di una memoria che progetta più che rammentare.
Valeri sa imprimere alle sue composizioni una sua acuta nota metafisica, in cui senza inquietanti enigmi la sua pittura acquista una singolare rivelazione espressiva. Geometrie, parvenze di natura, risolte sul piano di pure apparizioni, diventano ecosistemi d’immagini, lucidi e coerenti che definiscono la sensitiva cornice all’interno della quale la pittura di Valeri vive. Da ciò nasce un dialogo non banale o prevedibile con l’osservatore attento che abbia la voglia e la forza di porsi all’ascolto di una così significativa pittura.

Teodosio Martucci

Personale di Stefano Valeri

Personale di Stefano Valeri

Chi l’ha detto che l’inconscio è il luogo dell’irrazionalità, deò disordine nascosto oppure conclamato? Può essere invece la dimensione di una razionalità più vera, più autentica, in cui l’inconscio esprime la vera personalità. Questo è quanto emerge ad una prima lettura delle opere di Stefano Valeri. Da osservare in esse il rigore compositivo con cui il dipinto viene elaborato, senza che venga nel contempo annullata un’acuta evocazione espressiva.
Essa si cela nelle pieghe di un misterovisivo avvertito come insondabile e fascinoso nello stesso tempo. La sintesi di Valeri è il frutto non tanto di un pedissequo “levare”, quanto di un primigenio intuire una realtà altra che sovrasta e forse illumina la nostra condizione presente. Nella sua metafisica il pericolo dell’accentuazione retorica viene evitato proprio dalla sua singolare nitidezza visiva nella quale la geometria delle forme annuncia una suggestiva architettura del pensiero.

Teodosio martucci

VALERI

Stefano Valeri

Stefano Valeri

Stefano Valeri (Roma, 1952), è stato Ricercatore e Docente di Storia della Critica d’Arte e Storia dell’Arte Moderna nella Sapienza Università di Roma, dove è stato anche Direttore dell’Archivio di Lionello Venturi. È stato inoltre Redattore della rivista “Storia dell’arte” e direttore di una collana di studi sulla scultura del Cinquecento. È stato relatore e curatore di convegni e mostre sui maggiori studiosi (Adolfo e Lionello Venturi, Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi ecc.). È stato regista di tre film documentari, su A. Venturi (2006), L. Venturi (2013) e Alberto Burri (2016). I suoi interessi scientifici sulla pittura e scultura dei secoli XV-XVI e sulla storia della critica d’arte lo hanno portato a tenere conferenze in Italia e all’estero e a produrre circa cento pubblicazioni, tra saggi e articoli. È membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Burri di Città di Castello.
La sua attività artistica si è manifestata già attorno al 1985, in alcune esposizioni personali tenute a Roma, a Rieti, a Viterbo e in altre località del Centro Italia, ottenendo positivi riscontri su quotidiani quali “Paese Sera”, “L’Unità”, “Corriere dello Sport”, “Corriere Laziale”. Le opportunità espositive, poco frequentate durante l’oneroso impegno della docenza universitaria, di recente sono state riprese intensamente.
Un’ampia scheda dell’artista si trova pubblicata in ultimo nell’Atlante dell’Arte Contemporanea 2021, ed. De Agostini, con inserto critico di Daniele Radini Tedeschi.

Stefano Valeri
Abitazione-studio
Roma, via E. Frezzolini, 28 – 00139
E-mail: valeristefano703@gmail.com

VALERI

La pittura di Giuseppe Deluca

La pittura di Giuseppe Deluca

… Una pittura originalissima, connotata dal tratto evidente, come è stato detto, dell’uso di una materia “terragna e gessosa”, in delicato equilibrio sulla risicata linea di confine tra espressionismo più spinto e puro astrattismo, di cui si sono individuate risonanze con il naturalismo informale di matrice padana, esercizio di snebbiature o acquei vapori informali, ancorché mi sembri più vero – o più evidente – il solido radicamento della pittura di Deluca dentro l’albero della meridinalità, nel lirico intreccio tra densa luce mediterranea e temi – come direbbe Sciascia – delle cose di Sicilia.
Da qui, quella che a me pare, un’originalissima poetica pittorica della “reticenza allusiva”, una reticenza che, a volte è intrisa, come si diceva, di una sorta di pudore espressivo, specie quando si accosta a temi cari – o temi della sacralità religiosa – o comunque al delicato scandaglio del cosmo memoriale.
E saranno venti anni ora che abbandonando definitivamente la chiarezza del segno grafico, il naturalismo espressionista, Deluca inaugurava la stagione della pittura grumosa-a volte spessa come i calli delle mani dei contadini della sua terra – la deformazione dei tratti fisiognomici, le risoluzioni compositive per macchie di colore: un uniforme impasto dove soggetto e sfondo si fondono, sicché poi è un tratto, un appiglio, un segno, che porta l’occhio di chi guarda a individuare soggetto e tema.
Pitture che sembrano rinfrangere una filosofia espressiva da ascendenza schopenhauerana, con il senso sacrale del velo del mistero – mistero dell’essere e del vivere – che ammanta ogni cosa, la vera entità dell’impescrutabile darsi delle cose create, per cui è solo attraverso una sorta di approssimazione alveo, che la rappresentazione trova un’essenza oltre il banale del visibile, del dato che si dà nella sua parvente pienezza.
… Una pittura alla quale l’artista pechinese, Pur restando Fedele ai vincoli memoriali e tematici del suo essere siciliano, che ne costituisce Il cosmo ispirativo, esistenziale e storico-nottino sia che vada verso il paesaggio che verso l’antropologia del mondo del lavoro d’un tempo-apporta una forma di sdoganamento internazionale dei cliché della sicilianità in chiave mitopoetica, assumendo, per certi versi, il paradigma espressivo che tanto fu caro allo scrittore Gesualdo bufalino, della luce e del lutto.
… E da qui, forse, anche il ripiegamento di Giuseppe Deluca in un coraggioso riserbo elitario, il disdegno a mettersi in mostra ovunque e comunque, la decisa scelta di una produzione per estimatori, fuori da ogni logica commerciale, in una dimensione pervasivamente d’Artista votato al codice stilistico ed emozionale di un’arte dentro la cosmologia di delicatissime risonanze interiori e coltissime “reticenze allusive”.

Giuseppe Drago

Tratto dalla critica che lo scrittore e filosofo, Giuseppe Drago, dedicò a Giuseppe Deluca nel 2009

Galleria dell’artista

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Prossima esposizione: COLLETTIVA DI PRIMAVERA

Prossima esposizione: COLLETTIVA DI PRIMAVERA

Dal 19 al 29 marzo 2023 si terrà la “Colletiva di primavera”. L’inaugurazione si terrà il 19 marzo 2023 ore 19, in Via Vittorio Emanuele 41, a Portopalo di Capo Passero (SR).

Saranno esposte le opere dei seguenti artisti: Rosario ARDILIO, Maria Giovanna CICCIARELLA, Barone BARTOLO,Carmela BLANDIZZI, Federico BRUNO, Gaspare CALI’, Giuseppe DE LUCA, Gino DI FRENNA, Ottavio GRASSO, Giovanni JURATO, Sebastiano LOREFICE, Salvatore LUPO, Paolo MELI, Tano MALLIA, Ermelinda MICALEF, Davide NAPOLITANO, Andrea NOVELLO, Paola NUCCI, Aldo PARMIGIANI, Nadia PETRALITO, Mara RAINERI, Armando SPARACINO, Federica TOMASELLO.

Per informazioni:
Info 339 1363178 . 340 7974645

Scarica il Depliant Mostra Primavera in formato PDF

Gino DiFrenna

Gino DiFrenna

Luigi Antonio Di Frenna nasce il 27 settembre 1940 a Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa. Studia Ragioneria ed inizia a lavorare in banca. Negli anni Sessanta fonda a Portopalo, insieme ad alcuni amici, il “Gruppo 6”, che organizza mostre in giro per la Sicilia. Conosce lo scrittore francese Dominique Fernandez, il pittore svizzero Verlin, il maestro Guccione. Nei primi anni Sessanta visita la Fondazione Maeght di Saint-Paul de Vence e nel 1967 vola in Canada e a New York, dove visita il Guggenheim, il MoMA e i principali musei di quello che era allora il centro indiscusso dell’arte internazionale. Nel 1984 si trasferisce a Reggio Emilia e, una decina d’anni dopo, apre la prima sede della Galleria 8,75 Artecontemporanea che per il primo anno gestisce insieme a Luigi Marmiroli e poi in compagnia di un gruppo affiatato di soci. Dalla sede storica, lunga appunto 8 metri e 75 centimetri, alla sede di Piazza Roversi, per un totale di oltre 200 mostre. Nel frattempo, Gino porta avanti la sua ricerca pittorica e collabora con le sue vignette ironiche e taglienti al giornale satirico “L’Asino”, fondato e diretto da Ro Marcenaro. Con i suoi dipinti al cellophane partecipa a tutte le esposizioni collettive della Galleria 8,75 e ad alcune fiere d’arte, fino all’anno della pandemia, che costringe l’Associazione ad un lungo stop e alla chiusura.

 

“Canopo” non è solo una stella lontana e luminosa, è anche stata un’importante città costiera dell’antico Egitto, racchiude un’intrinseca idea di lontananza e suggerisce la possibilità, potremmo direi la necessità, di guardare dall’alto, da lontano, in modo nuovo e con quello spunto di immaginazione e di sogno che Gino riesce a suggerirci in questi lavori. E da questa altezza, da questa distanza abissale, ritorniamo a terra con i suoi paesaggi che, di fatto, nel corso di questo lungo viaggio diventano paesaggi interiori e personali.

CSArt

 

Portfolio: galleria fotografica

Gino Di Frenna