Concetta Arrigo

Concetta Arrigo

Concetta Arrigo è da sempre una appassionata di disegno e di pittura. Dopo aver guadagnato nel 2017 e nel 2018 il primo posto alla rassegna estermporanea di pittura “Paint tomato Pachino”, che le valse il premio “tano Fortuna”, ha ritenuto di voler approfondire la pratica pittorica, la sua grande passione personale.

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Pippo Reitano

Pippo Reitano

Credo sia doveroso iniziare dall’autoritratto che l’Artista dipinse a soli ventun anni, probabilmente una prova d’accademia, che vale già a dimostrare la sua qualità pittorica, fin dalle prime fasi.
Ben presto, comunque, Reitano riesce a cogliere quello che sarà il senso della sua “missione”; io credo infatti che al di là della sua completezza tecnica e professionale, ogni artista è convinto che nel proprio animo debba esserci una missione, un compito da espletare. Quando egli entra in sintonia, in sinergia con questa sua missione, ecco che anche le scelte stilistiche, le scelte concettuali diventano più facili, per quanto poi possano per varie ragioni non essere apprezzate.
Del resto, il critico Achille Bonito Oliva ha inventato una bellissima locuzione parlando di genus loci: ogni artista, volente o nolente, è tributario sia del tempo in cui vive, sia del territorio in cui svolge la propria ricerca artistica. E questo è vero anche per un artista come Reitano, che fa parte di quella tradizione figurativa della pittura siciliana del ’900, che io credo dal punto di vista storiografico non sia ancora stata studiata a dovere, non soltanto in relazione alle scelte stilistiche nazionali, ma credo anche in rapporto a quelle più generali europee.
Le scelte pittoriche di Reitano sono estremamente significative. Innanzitutto, vi è in lui una tendenza quasi istintiva verso il realismo, quindi verso l’osservazione della realtà quotidiana, che viene colta senza retorica, senza inutili abbellimenti.
Questo ci viene suggerito da due elementi fondamentali. In primo luogo, l’inquadratura. Sappiamo che la pittura è fatta certamente di luce e di colore, ma anche di inquadrature spaziali: il modo in cui l’artista rappresenta e “taglia” il suo momento espressivo indica già una precisa scelta. In questa selezione di opere noi lo possiamo già osservare.
Poi, abbiamo un rigore e una intensità del segno, che non è segno calligrafico, un segno cioè che serve sostanzialmente a decorare, ma è già un segno espressivo, quindi che – diciamo – prepara quella che è poi la scelta psicologica più profonda dell’Artista in relazione appunto alla realtà.
Quella di Reitano è dunque sicuramente una pittura di significati, ma è anche una pittura che sa come orientare le proprie qualità stilistiche e tecniche. Sicuramente essa predilige le influenze dell’espressionismo, di quella grande stagione della pittura d’avanguardia del ’900 che ha un’influsso notevole e credo proprio soprattutto in relazione alla pittura siciliana, che si dimostra particolarmente recettiva verso le scelte operate dal realismo. Si osserva infatti anche un’altra cosa: che cioè questa pittura deve rimanere una pittura realistica, quindi non ha bisogno né dell’ottimismo impressionista, né del ruolo metafisico del simbolismo. Quindi, deve rimanere se stessa. Si potrebbe quasi oggettivare che si tratta di un racconto della realtà.
Vorrei riferire un’ultima notazione soprattutto ai colori della pittura di Reitano. Possiamo infatti osservare come l’Artista, pur servendosi praticamente di tinte apparentemente neutre (grigi, versi, certi gialli canarini) poi raggiunge tuttavia nell’opera una grande intensità, sicché essa appare accesa di luce. E questo davvero testimonia la particolare intelligenza colorifica del Pittore. Talvolta può invero esser facile accendere un quadro con i colori classici tradizionali, caldi, ma ben più difficile con queste tinte che sono da un punto di vista accademico “basse”: è proprio il talento dell’artista che riesce ad elevarle e spostarle dal piano strettamente luminoso al piano della coscienza.
Infine, desidero dedicare qualche osservazione alle nature morte del Reitano, in cui egli realizza anche dei collage con elementi tratti da giornali o altro, ma sempre con estrema compostezza, senza mai andare al di là delle righe, senza strafare, mantenendosi nel proprio ordine mentale, in quello che per un artista è l’aspetto fondamentale.

Teodosio Martucci

Pippo_reitano

Carmela Blandizzi

Carmela Blandizzi

E’ una pittrice d’istinto, Carmela Blandizzi. Nelle sue composizioni le suggestioni del sentimento, l’avventura emozionale sono alla base di una creatività che fa affidamento più sulla personale ispirazione che sulla accademicità di convenzionali principi.

Teodosio Martucci

blandizzi

La pittura di Giuseppe Deluca

La pittura di Giuseppe Deluca

… Una pittura originalissima, connotata dal tratto evidente, come è stato detto, dell’uso di una materia “terragna e gessosa”, in delicato equilibrio sulla risicata linea di confine tra espressionismo più spinto e puro astrattismo, di cui si sono individuate risonanze con il naturalismo informale di matrice padana, esercizio di snebbiature o acquei vapori informali, ancorché mi sembri più vero – o più evidente – il solido radicamento della pittura di Deluca dentro l’albero della meridinalità, nel lirico intreccio tra densa luce mediterranea e temi – come direbbe Sciascia – delle cose di Sicilia.
Da qui, quella che a me pare, un’originalissima poetica pittorica della “reticenza allusiva”, una reticenza che, a volte è intrisa, come si diceva, di una sorta di pudore espressivo, specie quando si accosta a temi cari – o temi della sacralità religiosa – o comunque al delicato scandaglio del cosmo memoriale.
E saranno venti anni ora che abbandonando definitivamente la chiarezza del segno grafico, il naturalismo espressionista, Deluca inaugurava la stagione della pittura grumosa-a volte spessa come i calli delle mani dei contadini della sua terra – la deformazione dei tratti fisiognomici, le risoluzioni compositive per macchie di colore: un uniforme impasto dove soggetto e sfondo si fondono, sicché poi è un tratto, un appiglio, un segno, che porta l’occhio di chi guarda a individuare soggetto e tema.
Pitture che sembrano rinfrangere una filosofia espressiva da ascendenza schopenhauerana, con il senso sacrale del velo del mistero – mistero dell’essere e del vivere – che ammanta ogni cosa, la vera entità dell’impescrutabile darsi delle cose create, per cui è solo attraverso una sorta di approssimazione alveo, che la rappresentazione trova un’essenza oltre il banale del visibile, del dato che si dà nella sua parvente pienezza.
… Una pittura alla quale l’artista pechinese, Pur restando Fedele ai vincoli memoriali e tematici del suo essere siciliano, che ne costituisce Il cosmo ispirativo, esistenziale e storico-nottino sia che vada verso il paesaggio che verso l’antropologia del mondo del lavoro d’un tempo-apporta una forma di sdoganamento internazionale dei cliché della sicilianità in chiave mitopoetica, assumendo, per certi versi, il paradigma espressivo che tanto fu caro allo scrittore Gesualdo bufalino, della luce e del lutto.
… E da qui, forse, anche il ripiegamento di Giuseppe Deluca in un coraggioso riserbo elitario, il disdegno a mettersi in mostra ovunque e comunque, la decisa scelta di una produzione per estimatori, fuori da ogni logica commerciale, in una dimensione pervasivamente d’Artista votato al codice stilistico ed emozionale di un’arte dentro la cosmologia di delicatissime risonanze interiori e coltissime “reticenze allusive”.

Giuseppe Drago

Tratto dalla critica che lo scrittore e filosofo, Giuseppe Drago, dedicò a Giuseppe Deluca nel 2009

Gino DiFrenna

Gino DiFrenna

Luigi Antonio Di Frenna nasce il 27 settembre 1940 a Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa. Studia Ragioneria ed inizia a lavorare in banca. Negli anni Sessanta fonda a Portopalo, insieme ad alcuni amici, il “Gruppo 6”, che organizza mostre in giro per la Sicilia. Conosce lo scrittore francese Dominique Fernandez, il pittore svizzero Verlin, il maestro Guccione. Nei primi anni Sessanta visita la Fondazione Maeght di Saint-Paul de Vence e nel 1967 vola in Canada e a New York, dove visita il Guggenheim, il MoMA e i principali musei di quello che era allora il centro indiscusso dell’arte internazionale. Nel 1984 si trasferisce a Reggio Emilia e, una decina d’anni dopo, apre la prima sede della Galleria 8,75 Artecontemporanea che per il primo anno gestisce insieme a Luigi Marmiroli e poi in compagnia di un gruppo affiatato di soci. Dalla sede storica, lunga appunto 8 metri e 75 centimetri, alla sede di Piazza Roversi, per un totale di oltre 200 mostre. Nel frattempo, Gino porta avanti la sua ricerca pittorica e collabora con le sue vignette ironiche e taglienti al giornale satirico “L’Asino”, fondato e diretto da Ro Marcenaro. Con i suoi dipinti al cellophane partecipa a tutte le esposizioni collettive della Galleria 8,75 e ad alcune fiere d’arte, fino all’anno della pandemia, che costringe l’Associazione ad un lungo stop e alla chiusura.

 

“Canopo” non è solo una stella lontana e luminosa, è anche stata un’importante città costiera dell’antico Egitto, racchiude un’intrinseca idea di lontananza e suggerisce la possibilità, potremmo direi la necessità, di guardare dall’alto, da lontano, in modo nuovo e con quello spunto di immaginazione e di sogno che Gino riesce a suggerirci in questi lavori. E da questa altezza, da questa distanza abissale, ritorniamo a terra con i suoi paesaggi che, di fatto, nel corso di questo lungo viaggio diventano paesaggi interiori e personali.

CSArt

 

Portfolio: galleria fotografica

Gino Di Frenna

Tano Mallia

Tano Mallia

Gaetano Mallia, nato a Pachino il 7 Gennaio 1948,risiede ed opera in una lussuregginate villa sul mare a Marzamemi, in Contrada Spinazza . Alunno di Angelo Cassia e Paolo Scirpa, ha compiuto gli studi artistici presso l’ISA di Siracusa ; attualmente è docente di Disegno e storia dell’arte presso il locale Liceo Scientifico di Pachino . A 13 anni ha vinto il Premio regionale del fanciullo e nel corso della sua lunga attività artistica ha ottenuto numerosi riconoscimenti .
Nel 1975 ha dato vita al Club d’arte  “Gruppo 6 ” firmando il manifesto <Proposta> assieme a Corrado Brancato, Gasparino Calì, Turuzzu Dugo, al gallerista Gino Di Frenna ed al diacono-poeta S. Cagliola . Ricercatore della cultura contadina e dei mestieri,instancabile promotore di iniziative culturali, ha organizzato cinque edizioni della mostra ” Cunta lu nannu” a Marzamemi ; attualmente fa parte della Associazione Astarte di Pachino .
Sua prima Vernissage : Mostra Ari Figurative (Pachino,’63), degna di menzione la Personale alla Loggia della Balata (Marzamemi,’95). Nel corso del suo quasi quarantennale ciclo creativo, l’estroverso Tano Mallia,felicemente sposato con l’abile e “fascinosa” pittrice Linda Micalef,ha dato vita ad un corpus pittorico di prim’ordine,spaziando dall’informale al concettuale,grazie alla sua circolare pennellata a vortice.

 

Originale nel pensiero  e nella tecnica, ha qualità eccezionali che lo pongono tra gli artisti dei movimenti d’avanguardia… ” .
Nigro

Portfolio dell’artista: galleria fotografica

Tano Mallia

Teodosio Martucci

Teodosio Martucci

Critico e storico dell’Arte, Teodosio Martucci compare tra i fondatori della Galleria d’Arte “L’Isola” di Portopalo di Capo Passero, della quale segue con sincera attenzione le sorti nel corso delle varie mostre nel loro susseguirsi.

Il suo contributo critico è un grande valore aggiunto alla vita della Galleria, che da semplice “contenitore” di tele, attraverso le sue parole, diventa un percorso capace di scavare i segreti della pittura di ciascun autore, valorizzandone gli aspetti più significativi, filtrati da una profonda conoscenza della storia dell’arte, degli stili e delle tendenze.

Personaggio schivo, malgrado un curriculum di tutto rispetto nel mondo dell’arte divulgativa, Martucci ha la dote rara di guardare le opere senza pregiudizi, con profondo rispetto, e di saperne estrapolare quanto di utile può risultare all’occhio del fruitore, sia che l’opera riguardi un pittore affermato piuttosto che un nuovo artista emergente.

Chi espone presso la Galleria “L’Isola” ha il privilegio di ricevere da Teodosio Martucci uno sguardo critico autenticamente partecipato, che va ben al di là delle etichette stereotipate degli aridi stilemi interpretativi di maniera. L’opera non vive in quanto tale, ma prende vita nelle emozioni e nei significati di chi la fruisce. Martucci questo lo sa bene, e attraverso le sue parole ci accompagna volta per volta nel rendere palesi significati, impressioni e contenuti reconditi delle opere offerte al pubblico: significati che spesso lo stesso autore delle proprie opere troverebbe difficoltà a chiarire a chi le guarda.

leggi gli articoli scritti da Teodosio Martucci

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Davide Napolitano

Davide Napolitano

Davide Napolitano è nato a Pachino (Siracusa) nel 1953. All’inizio degli anni Settanta si trasferisce a Firenze, dove si iscrive alla facoltà di Architettura. Affascinato dai fermenti culturali propri del capoluogo toscano vi rimane per oltre dieci anni. Giunti i primi riconoscimenti della sua pittura, abbandona gli studi e nel 1985 torna definitivamente a Pachino. Apprezzato non solo in Sicilia – i suoi quadri fanno parte di collezioni private sia in Italia che all’estero – è stato inserito nell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma (Catalogo Editoriale Giorgio Mondadori).
Innumerevoli le sue partecipazioni a mostre personali, collettive.

…Davide Napolitano da tempo ama esporre le sue opere in un vicoletto tra le case di pescatori del borgo marinaro di Marzamemi. Fa una operazione di mantenimento della memoria, tanto più sentita alla luce dei repentini mutamenti che hanno influito sul territorio. I suoi paesaggi rurali sono ricchi di gradazioni di gialli e bruni. Qui appaiono gli antichi palmenti, le case rurali, le trazzere, i fichi d’india, i muretti a secco, i rossi squillanti delle spontanee infiorescenze. Il cielo è blu intenso, cilestrino, attraversato da cirri o minacciato da nubi cariche di pioggia.
Da qualche tempo Davide Napolitano sente un debito verso il mare. Le burrasche, le mareggiate, le bonacce, gli scogli accarezzati o spumeggianti. Il mare è l’altro padrone del mondo, come la terra: dolce ma anche spietato. Davide Napolitano questo l’ha capito da subito, ingaggiando – e vincendo – una lotta che, attraverso il dominio dello spirito, conquista la facoltà creativa…
Stefano Valeri

 

Artista dalla profonda sensibilità, Napolitano giustamente ha scelto di allontanarsi dal sistema dell’arte odierno per cercare soluzioni periferiche, laterali, tradizionali (…) Per lui non conta fare pittura in modo pittorico, ma trascrivere una cronaca fatta di paesaggi, colori, immagini, scorci… Inoltre al gusto etico egli associa – ma non è il solo, anche Giorgione lo praticava. l’immagine campestre, bucolica, agreste…

Daniele Radini Tedeschi

Portfolio dell’autore: galleria fotografica

Davide Napolitano: paesaggi rurali

Davide Napolitano: paesaggi marini

Davide Napolitano: i pastelli

Davide Napolitano: nature morte