Nasce a Brescia il 2 Settembre 1966, ma è a Catania che ritrova le proprie radici più profonde. Figlia d’arte del pittore Antonio Tandurella, respira fin da bambina il profumo dei colori, delle tele, dei silenzi carichi di significato che abitano gli atelier.
All’Istituto d’Arte di Catania si diploma in grafica pubblicitaria, formandosi sotto la guida del celebre pittore Nino Mustica. Poi prosegue il cammino a Roma, alla Scuola di Artiterapie a indirizzo psicofisiologico, dove impara a dare voce anche all’invisibile.
Da circa dieci anni si lascia guidare da uno stile intuitivo, dove il gesto creativo diventa ascolto interiore, e l’arte astratta si trasforma in linguaggio dell’anima. Nei suoi quadri, colature, velature e trasparenze danno forma a paesaggi interiori: non luoghi reali, ma riflessi di emozioni, simboli e stati d’animo sospesi.
Come ha scritto il critico Teodosio Martucci, la sua pittura è una «peregrinazione spirituale», un cammino in cui il tempo si sospende e il colore racconta ciò che le parole non sanno dire.
Perché, alla fine, ciò che più conta non è ciò che si vede, ma ciò che l’arte riesce a far emergere dal silenzio: ciò che, come diceva Paul Klee, non sempre è visibile… ma esiste, e attende solo di essere rivelato.
““L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.” diceva Paul Klee. Questo significativo concetto del grande artista svizzero è stato e rappresenta tuttora un fondamento primario dell’arte contemporanea, a partire cioè dall’inizio del XX secolo. Esso non solo ha dato uno stimolo ed un contributo straordinario alla nascita ed alla giustificazione teorica dell’arte astratta, ma nel contempo ha consentito di rimodulare su diversi parametri artistici e tecnici la stessa arte figurativa. Non sorprende allora che una pittrice sensibile ed aperta a quanto di nuovo si configura nell’arte odierna, come Sabrina TANDURELLA, affidi il mondo delle sue personali sensazioni, sentimenti, riflessioni interiori ad una fluida sintassi neo-informale a cui poi non è estranea, ma acutamente connessa, una generale rigenerazione/rifioritura della stessa morfologia figurativa.
Le sue immagini pittoriche assumono nel loro stratificarsi la dinamica pura del sogno, ma senza sconfinamenti letterari tipici di una comprensione superficiale, “orecchiata”, del surrealismo e delle sue più autentiche suggestioni.
L’artista entra in un profondo ascolto del suo universo e lo trasfigura nel vitale decantarsi di sovrapposizioni cromatiche, colature, trasparenze, persino velature, tanto il colore si raffina e si apre ad una vibrante esplosione sensoriale. Nelle sue composizioni l’ordine visivo non procede per regole o schemi, ma è una conseguenza, un’intensa risultante della pura matericità del colore, della sua intrinseca energia. Da questo punto di vista l’arte della Tandurella elabora un’idea
di spazio a-prospettico . Infatti esso non fa riferimento a luoghi o a determinate configurazioni plastiche – ma è l’immaginario riflesso di stati d’animo esistenziali, misteriosi, a volte persino inquietanti, ma sottratti alla dimensione dello spazio naturalistico, per assumere su di sé, invece, tutto il sorgivo stimolo di un tempo non più cronologico ma psicologico, interno. Una pittura, la sua, che sfugge all’effervescente rapidità di una certa pittura d’azione con cui non va confusa, per rimarcare nell’organica fluidità del colore, nel vibrante amalgama dei timbri e dei toni, lo scorrere di una simbologia che nonsilasciairretire inriconoscimentiaccertatie“sicuri”, ma si snoda nel suo nomadismo metaforico, lasciando, appunto, tempo al tempo. Ecco quindi che la sua pittura si proietta quasi come un filmato, senza narrazioni o episodi, ma nell’hinc et nunc del momento, dell’istante unicoed irripetibile.
Da rilevare, inoltre, la dialettica tra segno, quale pulsione grafica, e il più ampio orizzonte della macchia cromatica, del suo primigenio pulsare sulla tela. Nelle sue opere non si avverte la profondità di piani, il definirsi di percepite distanze, ma tutto organicamente si dispiega come simultanea sintesi di colore e potenzialità (in)formale, in una sorta di pittorico ed apparente “bassorilievo”, ma ricco di trasparenze, compenetrazioni, pulsioni che si articolano compositivamente traesplosioneed implosione. Ilsuolinguaggiopertantosideclina inuna personale e creativa “peregrinazione” spirituale che affascina e coinvolge per la sensibile e poetica metamorfosi di cui dà coraggioso e lungimirante atto.Teodosio Martucci
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