Tano Mallia

Tano Mallia

Gaetano Mallia, nato a Pachino il 7 Gennaio 1948,risiede ed opera in una lussuregginate villa sul mare a Marzamemi, in Contrada Spinazza . Alunno di Angelo Cassia e Paolo Scirpa, ha compiuto gli studi artistici presso l’ISA di Siracusa ; attualmente è docente di Disegno e storia dell’arte presso il locale Liceo Scientifico di Pachino . A 13 anni ha vinto il Premio regionale del fanciullo e nel corso della sua lunga attività artistica ha ottenuto numerosi riconoscimenti .
Nel 1975 ha dato vita al Club d’arte  “Gruppo 6 ” firmando il manifesto <Proposta> assieme a Corrado Brancato, Gasparino Calì, Turuzzu Dugo, al gallerista Gino Di Frenna ed al diacono-poeta S. Cagliola . Ricercatore della cultura contadina e dei mestieri,instancabile promotore di iniziative culturali, ha organizzato cinque edizioni della mostra ” Cunta lu nannu” a Marzamemi ; attualmente fa parte della Associazione Astarte di Pachino .
Sua prima Vernissage : Mostra Ari Figurative (Pachino,’63), degna di menzione la Personale alla Loggia della Balata (Marzamemi,’95). Nel corso del suo quasi quarantennale ciclo creativo, l’estroverso Tano Mallia,felicemente sposato con l’abile e “fascinosa” pittrice Linda Micalef,ha dato vita ad un corpus pittorico di prim’ordine,spaziando dall’informale al concettuale,grazie alla sua circolare pennellata a vortice.

 

Originale nel pensiero  e nella tecnica, ha qualità eccezionali che lo pongono tra gli artisti dei movimenti d’avanguardia… ” .
Nigro

Portfolio dell’artista: galleria fotografica

Tano Mallia

Teodosio Martucci

Teodosio Martucci

Critico e storico dell’Arte, Teodosio Martucci compare tra i fondatori della Galleria d’Arte “L’Isola” di Portopalo di Capo Passero, della quale segue con sincera attenzione le sorti nel corso delle varie mostre nel loro susseguirsi.

Il suo contributo critico è un grande valore aggiunto alla vita della Galleria, che da semplice “contenitore” di tele, attraverso le sue parole, diventa un percorso capace di scavare i segreti della pittura di ciascun autore, valorizzandone gli aspetti più significativi, filtrati da una profonda conoscenza della storia dell’arte, degli stili e delle tendenze.

Personaggio schivo, malgrado un curriculum di tutto rispetto nel mondo dell’arte divulgativa, Martucci ha la dote rara di guardare le opere senza pregiudizi, con profondo rispetto, e di saperne estrapolare quanto di utile può risultare all’occhio del fruitore, sia che l’opera riguardi un pittore affermato piuttosto che un nuovo artista emergente.

Chi espone presso la Galleria “L’Isola” ha il privilegio di ricevere da Teodosio Martucci uno sguardo critico autenticamente partecipato, che va ben al di là delle etichette stereotipate degli aridi stilemi interpretativi di maniera. L’opera non vive in quanto tale, ma prende vita nelle emozioni e nei significati di chi la fruisce. Martucci questo lo sa bene, e attraverso le sue parole ci accompagna volta per volta nel rendere palesi significati, impressioni e contenuti reconditi delle opere offerte al pubblico: significati che spesso lo stesso autore delle proprie opere troverebbe difficoltà a chiarire a chi le guarda.

leggi gli articoli scritti da Teodosio Martucci

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Davide Napolitano

Davide Napolitano

Davide Napolitano è nato a Pachino (Siracusa) nel 1953. All’inizio degli anni Settanta si trasferisce a Firenze, dove si iscrive alla facoltà di Architettura. Affascinato dai fermenti culturali propri del capoluogo toscano vi rimane per oltre dieci anni. Giunti i primi riconoscimenti della sua pittura, abbandona gli studi e nel 1985 torna definitivamente a Pachino. Apprezzato non solo in Sicilia – i suoi quadri fanno parte di collezioni private sia in Italia che all’estero – è stato inserito nell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma (Catalogo Editoriale Giorgio Mondadori).
Innumerevoli le sue partecipazioni a mostre personali, collettive.

…Davide Napolitano da tempo ama esporre le sue opere in un vicoletto tra le case di pescatori del borgo marinaro di Marzamemi. Fa una operazione di mantenimento della memoria, tanto più sentita alla luce dei repentini mutamenti che hanno influito sul territorio. I suoi paesaggi rurali sono ricchi di gradazioni di gialli e bruni. Qui appaiono gli antichi palmenti, le case rurali, le trazzere, i fichi d’india, i muretti a secco, i rossi squillanti delle spontanee infiorescenze. Il cielo è blu intenso, cilestrino, attraversato da cirri o minacciato da nubi cariche di pioggia.
Da qualche tempo Davide Napolitano sente un debito verso il mare. Le burrasche, le mareggiate, le bonacce, gli scogli accarezzati o spumeggianti. Il mare è l’altro padrone del mondo, come la terra: dolce ma anche spietato. Davide Napolitano questo l’ha capito da subito, ingaggiando – e vincendo – una lotta che, attraverso il dominio dello spirito, conquista la facoltà creativa…
Stefano Valeri

 

Artista dalla profonda sensibilità, Napolitano giustamente ha scelto di allontanarsi dal sistema dell’arte odierno per cercare soluzioni periferiche, laterali, tradizionali (…) Per lui non conta fare pittura in modo pittorico, ma trascrivere una cronaca fatta di paesaggi, colori, immagini, scorci… Inoltre al gusto etico egli associa – ma non è il solo, anche Giorgione lo praticava. l’immagine campestre, bucolica, agreste…

Daniele Radini Tedeschi

Portfolio dell’autore: galleria fotografica

Davide Napolitano: paesaggi rurali

Davide Napolitano: paesaggi marini

Davide Napolitano: i pastelli

Davide Napolitano: nature morte

Sebastiano Cannarella

Sebastiano Cannarella

Sebastiano Cannarella nasce il 12 maggio del 1959 a Portopalo di Capo Passero . Si dedica all’attività artistica, come autodidatta a partire dal 2015 ispirandosi ai valori dell’impressionismo e poi con una particolare predilezione per Van Gogh.
Studia con impegno l’arte e le opere degli artisti creando nel contempo una tecnica evolitiva, che rende le sue opere originali sia per composizione che dal punto di vista cromatico.
Dal 2018 inizia a dedicarsi anche al ritratto, le cui creazioni sono assai significative ed apprezzate dalla critica specializzata.
Dipinge in modo spontaneo, a mano libera, tuttavia le sue opere sono frutto di tanta meditazione e trasmettono energia emotiva attivando un dialogo psicologico e spirituale con l’osservatore attento e sensibile.

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Giovanni Jurato

Giovanni Jurato

Nato a Scicli (Rg) nel 1947, vive e lavora a Milano. Diplomatosi nel 1966 all’Istituto d’Arto di Siracusa, ha eseguito nel 1972 alcuni lavori come disegnatore di tessuti per il mondo della moda a Brera (Milano). Nonostante la sua trentennale attività e le sue numerose Personali al Palazzo della Provincia (Ragusa 71), Kursaal (Pallanza, 73), Galleria Cherigato (Milano, 76), Circolo Il Portico (Pachino, 77), Galleria Brasiliana (Milano, 78). Galleria degli Artisti (Milano, 80), Galleria Romana 19 (Milano, 81), Centro d’Arte Galilei (Caserta, 85), Loggia della Balata (Marzamemi, 89), Galleria La Ginestra (Catania, 90), Saletta Artecultura (Milano, 90), Palazzo De Leva (Modica, 91), i collezionisti si sono accorti di questo autentico ed indiscusso Maestro, compaesano di P. Guccìone e contemporaneo di Salvatore Fiume, solamente dopo le grandi “collettive all’Enit di Montreal (Canada), al Central Park di New York, al Taidemuseum in Finlandia, al Corucheus di Lisbona (Portogallo).

Poeta del pennello e financo “forzato della pittura , giacchè non sa concepire la vita senza pittura.Giovanni Jurato è un “figlio di Sicilia, che onora la sua Terra e si avvia, con il suo senso della ricerca, a collocarsi nel pantheon dell’arte, grazie alla sua personalissima interpretazione, che proietta la sua pittura, impreziosita di nuove modulazioni e delicate armonie, nella sfera purissima dell’universale, conferendole il segno inconfondibile dell’ eterna giovinezza dell’Arte

Salvatore Cagliola

I suoi quadri, recanti una ventata di rude poesia, sembrano tante finestre nelle luminose pareti.

Balestrieri

Il mondo di questo pittore delle utopie raggiungibili è un mondo incontaminato, dove l’uomo, causa d’inquinamento e disperazione, è assente.

P. Nigro

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Giovanni Jurato: le opere

Giuseppe De Luca

Giuseppe De Luca

Nasce a Pachino nel 1943, angolo remoto sudorientale della Sicilia, conteso tra Mar Ionio e Mar Mediterraneo.
Frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Siracusa, nei locali di un monastero quattrocentesco situato in Ortigia, piccola isola testimone del susseguirsi di epoche storiche e stili artistici che la rendono unica ed affascinante.
Deluca, oltre alla bellezza dell’edificio in cui studia, già ricco di opere d’arte ammirabili, si impregna, da subito, di un fermento artistico quotidiano, mosso dai differenti linguaggi poetici che lo circondano: vicoli popolari e pittoreschi, pulsanti di vita artigiana, edifici medievali e barocchi, cortili ricchi di vita creativa, chiese paleocristiane e romaniche ed ancora palazzi nobiliari del periodo catalano. Insomma un ambiente effervescente, giunto da eco sognanti e lontane, forgiato da epoche passate e dalle tracce lasciate, stimolante e vivo più che mai anche per le nuove e continue ricerche dei giovani artisti e delle avanguardie.
Tale vissuto pervade Deluca e lo introduce alla continua ricerca della bellezza e della meraviglia.
Nel 1965 si trasferisce a Roma, dove il suo bagaglio artistico e culturale si arricchisce ulteriormente e dove prosegue la ricerca attraverso le espressioni artistiche del passato ma anche della sua contemporaneità.
Grazie a questa continua ricerca, intuisce, durante l’acquisizione della maturità artistica, che il tesoro ispirativo che maggiormente lo muove verso un bisogno espressivo irrinunciabile è prorprio il miraggio costante della sua terra d’origine: la luce inconfondibile e surreale, gli orizzonti metafisici e immersivi, i volti e le voci impressi nell’anima assumono, da lontano, avvolti nella nostalgia e nella suggestione della contemplazione e della rievocazione, una connotazione quasi mitologica, nonchè onirica.
Nella pittura di Deluca pescatori, portatrici, salinari, torchiatori e maniscalchi sono figure vibranti “fuori dal tempo”, personaggi reali trasposti nel surreale, decontestualizzati tanto da divenire eterei anzi eterni.
La luce di Deluca illumina o oscura, a tratti, figure e volti, caratterizzati, attraverso sapienti trasparenze, a seconda del sentimento evocato e con bagliore non terreno conduce in luoghi sospesi tra passato e presente, tra reale ed interpretato.
Antichi approdi, scogliere ed isole spiccano dai mari e si scorgono tremolanti mediante intensi contrasti di viola e giallo, contro acque smeraldo e cieli cerulei.
E l’avorio ed il perlaceo staccano muri di pietre e antichi complessi architettonici dall’ocra abbagliante del campo, sotto ad un cielo corruscato di nuvole che, sinuose, portano lontano.
La rupe, arcaica e loquace, terra d’ombra, nella pittura di Deluca diventa esperienza sinestesica: un vissuto tra cielo e terra, un attimo che muove e sospende all’infinito.
Tra cielo e terra, tra passato e presente, la barca, rosso vivo e verde brillante, solca lo spazio, come la coscienza, tra l’ignoto e l’istinto di esplorare.

Scarica Curriculum di Giuseppe De Luca

Mostra di Giuseppe De Luca a Toronto

Depliant mostra di De Luca a Berlino (1)

Depliant mostra di De Luca a Berlino (2)

Commento critico di Giorgio Seveso

Seveso su De Luca

Seveso su De Luca (francese)

Il rapporto con l’immagine figurativa di De Luca è sempre filtrato , mediato , dilatato da una sorta di lenta, assorta trasfigurazione allusiva, quasi di natura astreggiante, capace di trasformare l’immagine e di tirarla ai suoi limiti più estremi.

Giorgio Seveso

la pittura di De Luca non sarebbe spiaciuta a un Carrà per quella ricerca romantica nel caos delle vibrazioni da ricomporre, mentre per Tavernan “ si potrebbe evocare un grande pittore, come Turner, al quale il nostro De Luca si ispira e, nei ritratti della moglie e dei figli, si potrebbe citare un altro pittore contemporaneo, il Mattioli di Parma “ed altresì per Seveso “la sua è una pittura tra immagine e sentimento” ed infine per Valerio , la sua pittura” è improntata sul filo di una inesauribile tensione emotivo — mentale — spirituale, dove soprattutto la “memoria storica “ assume un ruolo determinante : la Sua è una pittura senza tempo …..l’ Assessore del Comune di Pachino( Sr), la terra natale di queI verghiano ingravidabalconi” di V. Brancati, sapranno allestire una Antologica per questo suo degno ed illustre figlio, per esaltare la Gattopardesca sicilitudine!

Spaventa

De Luca 2024

Personale Deluca

Giuseppe De Luca: le opere

La pittura di Giuseppe Deluca

personale-deluca

Una critica costruttiva

Con il termine lorem ipsum si indica un testo segnaposto utilizzato da grafici, progettisti, programmatori e tipografi a modo riempitivo per bozzetti e prove grafiche.[1] È un testo privo di senso, composto da parole (o parti di parole) in lingua latina, riprese pseudocasualmente dal De finibus bonorum et malorum scritto da Cicerone del 45 a.C, a volte alterate con l’inserzione di passaggi ironici. La caratteristica principale è data dal fatto che offre una distribuzione delle lettere uniforme, apparendo come un normale blocco di testo leggibile. Read more

Nadia Petralito

Nadia Petralito

Nell’arte figurativa di Nadia Petralito si ha modo di rilevare la solidità della sua impostazione espressiva che fa riferimento al disegno, così come la tradizione dei grandi maestri lo ha interpretato nel corso dei secoli. Quindi bene ha fatto e fa la Nostra pittrice, ad ispirarsi all’insegnamento tecnico e culturale di così rilevante spessore. Pertando perseverando su questa strada con impegno e determinazione, non mancheranno sicuramente risultati di notevole tensione creativa.
Teodosio Martucci

Natura morta, termine chiaramente oramai desueto nella contemporanea storia dell’arte. Più giustamente il mondo anglosassone parla di Still Life. Ma a questa salutare resipiscenza filologica si aggiunge ora il suggestivo dipinto di Nadia Petralito, intitolato OTTOBRE presente alla rassegna in programma alla Galleria L’Isola di Portopalo di Capo Passero dal 1 al 22 ottobre 2023. Opera sviluppata su toni ocra e verdi iscuriti sui quali si stende e si estende una tovaglia su cui sono posti oggetti di Natura morta che sembrano lievitare, acquisire cioè una nuova esistenza in uno spazio e in un tempo che sono al di là del dato empiricamente accertato.
Con questo dipinto la pittrice s’inoltra inconsapevolmente nel territorio del sogno, ma senza perifrasi neo-surrealiste, ma solo con la splendida esperienza dei ricordi, dell’evocazioni sofferte e stupite. Quindi una mano solleva un lembo di questa tovaglia diventata lenzuolo, un occhio piccolo ed indiscreto scruta la scena, coinvolgendo percettivamente e simbolicamente l’eventuale osservatore.
Pertanto Natura viva, sia pure in un’altra dimensione che già inizia a plasmarsi nella nostra memoria e lentamente, con sagace mistero affiora ai bordi ed ai significati latenti, ma più intensi della composizione.

Teodosio Martucci

Nadia Petralito: le opere